E-Libro: Alfredo Del Rosso (terza parte)

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Autore: Howard Culbertson
Traduttrice: Benedetta I. Pignataro

La documentazione per stendere questa biografia è stata raccolta in Italia, verso la fine degli anni 1970, da lettere, libri, articoli di riviste ed interviste con principali personalità, fra cui diversi missionari operanti in Italia, Alfredo Del Rosso in persona (1890-1985) e membri della sua famiglia. Molte persone intervistate per la sua biografia sono ora morte.

3. Fuori sotto le stelle

Alfredo Del Rosso dovette affrontare una decisione simile a quella alla quale erano stati confrontati molti fra i predicatori della santità negli Stati Uniti una ventina d'anni prima. Quando quei predicatori americani si trovarono fuori dalle chiese esistenti perché predicavano l'intera santificazione, dissero che furono obbligati di “andare fuori sotto le stelle”. Si riferivano al fatto che essi non predicavano più a delle assemblee di congregazioni stabilite in edifici episcopali.

In Italia, Alfredo Del Rosso si ritrovò in una situazione simile. Poteva restare nella chiesa battista di Civitavecchia ed avere l'alloggio per la sua famiglia, un salario regolare, e un posto dove riempire il suo ministerio. Ma per fare ciò avrebbe dovuto cambattere il modo in cui egli spiegava la sua propria esperienza religiosa così come il contenuto teologico delle sue prediche sulla vita cristiana.

Una notte a un'ora avanzata, Del Rosso e sua moglie discutevano della decisione che dovevano prendere. Improvvisamente, il loro figlio Paolo, che aveva allora sette anni e che dormiva in un angolo della stanza, si sedette nel suo letto. “Prendete il libro,” disse additando loro la Bibbia, “e leggete a pagina 242.” Dopo di che, si stese e continuò a dormire. Stupiti, essi presero la Bibbia e l'aprirono. La pagina che Paolo aveva loro indicato era il capitolo 18 degli Atti. Cominciarono a leggere. Il versetto 9 diceva: “Una notte, il Signore parlò a Paolo in una visione. ‘Non aver paura, continua a parlare, non stare in silenzio.'” Per Alfredo e Niny fu chiaro che il Signore aveva parlato tramite il loro bambino. Così, Alfredo Del Rosso dimissionò come pastore della Chiesa battista di Civitavecchia, dicendo ai suoi parrocchiani: “Anche se dovessi stare da solo in questa città a predicare la santificazione tramite la fede, lo farò, tanto sono sicuro della vittoria.”

Cominciò a prendere delle misure per inviare sua moglie con i bambini a vivere in casa di parenti al Nord di Firenze, ma Niny vi si oppose: “No, siamo in questa situazione assieme.” Il rumore di ciò che succedeva ai Del Rosso si era sparso ed aveva raggiunto il conduttore ferroviario Pio Boccini. Questo così dice, "Ho sentito che Del Rosso si faceva mettere fuori dalla chiesa perché predicava contro una vita mondana e ne sono rimasto scosso. Come mai? Perché mettere fuori dalla chiesa un uomo così buono? Non sapevo cosa fare."

Ce n'erano altri ugualmente scossi che Pio Boccini. Così, quando Del Rosso dimissionò come pastore, non lasciò la chiesa di Civitavecchia da solo. Dopo la sua dimissione, cinquanta membri della communità fecero sapere che se ne andavano con lui. Il cambiamento si fece poco a poco. Passò quasi un mese prima che i Del Rosso potessero traslocare fuori dalla parrocchia. Visto che la Chiesa era in ritardo di un mese nel pagamento del suo salario, Del Rosso non aveva i soldi necessari per affittare una casa per sua moglie, suo figlio e la bambina che era appena nata. Finalmente, fu pagato e la famiglia lasciò la loro nuova residenza parrocchiale per andare ad abitare in un appartamentino di due stanze. In quell'appartamento esiguo, Del Rosso cominciò a tenere delle riunioni di preghiera e di studio della Bibbia per la gente che aveva lasciato la chiesa battista con loro. Per aiutare la famiglia Del Rosso, quella gente cominciò a portar loro cibo (un'abitudine veramente nazarena questa, anche se non erano Nazareni!) Stranamente, la divisione della chiesa di Civitavecchia non provocò dei sentimenti amari o negativi. Mentre i Battisti erano persuasi che Del Rosso doveva lasciare la chiesa per ragioni dottrinali al riguardo della vita e dell'esperienza cristiane, anni dopo sarebbe stato ricordato con affetto anche dai membri che restarono Battisti. Verso la fine della sua vita, il suo ministerio a Civitavecchia sarebbe stato ricordato dalle autorità dell'Unione battista come uno degli episodi di grande spiritualità della communità. E difatti, dopo la seconda guerra mondiale (quasi vent'anni dopo aver lasciato la chiesa di Civitavecchia) l'Unione battista offrì ad Alfredo Del Rosso un altro pastorato.

Malgrado il fatto che i Del Rosso potevano contare su qualche famiglia che aveva lasciato la chiesa per solidarietà con loro, i primi mesi dopo la dimissione di Alfredo furono difficili dal lato finanziario. Anche prima della divisione, la chiesa di Civitavecchia non era finanziariamente autonoma. Qualche tempo dopo, una lettera impostata in Danimarca arrivò a casa dei Del Rosso. Dentro la busta c'erano 50 corone danesi (l'equivalente di circa 250$, che all'epoca costituivano una somma importante) e una lettera di una signora che aveva incontrato Del Rosso quando era pastore a Roma. Si era sbrigata di scrivergli inviandogli dei soldi - il primo dono di molti altri che essa gli manderebbe nel corso degli anni. Nella lettera, essa diceva: “Se giammai Lei avesse bisogno di aiuto, La prego di non esitare a fare appello a me. Mi faccia sapere se avesse bisogno di qualsiasi cosa.” Nella corrispondenza che seguì, Alfredo spiegò la sua situazione attuale e ciò che era successo per arrivare a quel punto. Questa signora era membro della Chiesa apostolica, una denominazione che prendeva radice da un risveglio che aveva avuto luogo in Gallia (Inghilterra) nel 1904-05. Poiché le sembrava che Del Rosso si trovasse teologicamente molto vicino alla Chiesa apostolica, lo mise in contatto con i capi della chiesa in Inghilterra. In quel momento, la Chiesa apostolica era pronta ad entrare in Italia. Difatti, quello stesso anno, il 1927, una delegazione di pastori britannici si recò in Italia per studiare la situazione e prese contatto con Del Rosso. Sembrava a Del Rosso che la loro dottrina era quella che si avvicinava maggiormente a ciò in cui egli credeva. Malgrado fosse sorpreso da alcune cose che dicevano, la loro calda assicurazione lo convinse e si giunse a loro. Con l'appoggio della Chiesa apostolica, Alfredo Del Rosso cominciò dei servizi a Grosseto, una città a circa 75 km al nord di Civitavecchia. Durante il suo pastorato presso la Chiesa battista di Civitavecchia, era stato a Grosseto una volta alla settimana e vi aveva fondato una piccola communità battista. Ora, si mise all'opera per stabilirvene una seconda, ma questa volta una chiesa apostolica. Un vero e proprio risveglio ebbe luogo. Fu là che Pio Boccini ricevette l'intera santità nel 1929. Del Rosso iniziò pure delle riunioni regolari nella casa del Dottor Carlo Padeletti a Montalcino (un villaggio al Sud di Siena, città dove Del Rosso era cresciuto). Alle riunioni di Montalcino, che continuarono fino al 1950 sotto la bandiera nazarena, due adolescenti che lavoravano per la famiglia Padeletti -- Ado Lagomarsino e la sua futura moglie Olga – si convertirono. Quindici anni più tardi, Ado e Olga Lagomarsino sarebbero stati la spina dorsale di un nuovo gruppo a Firenze. Non si dovette aspettare molto, tuttavia, prima che Del Rosso cominciasse a sospettare che non era poi così vicino dottrinalmente alla Chiesa apostolica, come lo aveva creduto in principio. I capi di quella chiesa cominciarono ad insistere che Del Rosso doveva mettere un forte accento nel suo ministerio su ciò ch'essi affirmavano essere due doni dello Spirito: la profezia e il parlare lingue sconosciute per rivelazione diretta (parlare lingue sconosciute). La santificazione – una parola-chiave per Del Rosso – era per essi un'esperienza separata dal battesimo dello Spirito Santo. Ciò non quadrava esattamente con quello che Del Rosso credeva di essere una dottrina equilibrata dell'opera dello Spirito Santo nelle scritture.

Al termine di tre anni, un Inglese dal nome di Evans andò in Italia per raddrizzare questo predicatore italiano. Evans era uno dei profeti riconosciuti della Chiesa apostolica ed aveva istruzioni dirette dal Signore a suo riguardo. Nella Chiesa apostolica era assolutamente vietato di sfidare la parola di un profeta ecclesiastico, ma Del Rosso trasgredì questa regola. E così si ritrovò ancora una volta “sotto le stelle”. Poco dopo, il suo amico Pio Boccini lo seguì fuori dalla Chiesa apostolica. Anche Pio credeva che la pratica di parlare le lingue sconosciute non faceva parte delle scritture. Quando Del Rosso si era separato dottrinalmente dai Battisti, non c'era stata una ruttura della loro amicizia. E anche questa volta non ci fu ruttura poiché Del Rosso fu ricordato come “un gran predicatore con un messaggio chiaro”. Alla celebrazione del 50esimo anniversario della Chiesa apostolica in Italia, Alfredo Del Rosso fu invitato a Grosseto per essere uno degli oratori al programma.

La famiglia Del Rosso si stava moltiplicando in quegli anni. Noemi, la seconda figlia, era nata nel 1928. Dopo di lei, era nata Lea nel 1930 e un anno più tardi era venuta Maria. Anche con cinque figlioli da allevare, Del Rosso vide un ministerio indipendente come la sola alternativa possibile. Iniziò così un'opera chiamata “Missione Santa Indipendente”. Però, un anno dopo la nascita di Maria, improvvisamente il futuro si oscurò. Del Rosso prese una polmonite. Questa era una malattia che, a quei tempi, ne ammazzava uno su tre. Ma Del Rosso fu miracolosamente guarito.

In quel momento, il fascismo si fece strada in Italia e prese il potere. Ciò compromise il ministerio di Del Rosso. Benito Mussolini, un ex editore stampa, era arrivato al potere nel 1922. Lentamente ma sicuramente, esso cominciò a cambiare il paese sotto il proprio dominio. Nel febbraio 1929, questo dittatore (che prima si era dichiarato ateo) si accaparrò il sostegno della Chiesa cattolica romana con la negoziazione e la firma dei trattati del Laterano. Mussolini accettò di dichiarare i 109 acri del Vaticano uno Stato indipendente, per fare del Cattolicismo romano la religione ufficiale di stato (sovvenzionandolo regolarmente) e per introdurre l'istruzione obbligatoria cattolica romana nelle scuole. Concesse anche alla Chiesa cattolica l'equivalente di due o tre milioni di dollari americani come risarcimento delle proprietà ecclesiastiche espropriate nella presa di Roma nel 1870 dal governo italiano. Tramite questo accordo, come disse un giornalista americano cattolico, "Mussolini aveva fatto di più per il Vaticano che ogni uomo, ogni ecclesiastico e ogni Papa di tutta la storia." La persecuzione da parte del governo della piccola minorità protestante cominciò sin d'allora, come un avvocato italiano scrisse, “i Protestanti sembravano di essere infettati con il virus della democrazia.” Una legge del 1931 dette alla polizia il diritto di interrompere ogni riunione che non aveva ricevuto previamente il dovuto permesso. Nel 1934, questa persecuzione fu intensificata dal governo. Otto anni terribili seguirono durante i quali tutti i gruppi a carattere pentecostale furono soppressi per la “salute mentale e fisica della razza”. I pastori furono imprigionati o mandati in campi di concentramento. I credenti dovevano incontrarsi in segreto nelle grotte, nelle cantine o in case private dietro porte e finestre chiuse e oscurate. I gruppi di Del Rosso erano classificati nel campo dei Pentecostali. In conseguenza, le loro riunioni furono proibite, malgrado egli continuasse a tenere dei culti a Civitavecchia per un certo tempo, tenendo le riunioni alle cinque del mattino in case e giorni diversi per sfuggire alle autorità.

A un certo punto, la persecuzione dei Protestanti divenne così oppressiva che Del Rosso sentì che era meglio ch'egli lasciasse momentaneamente il paese. Poiché i Coppini – i suoi amici di Firenze – erano in Svizzera, andò lì. Quasi subito, si incontrò con dei pentecostali svizzeri i quali, malgrado non fossero al cento per cento d'accordo con la dottrina di Del Rosso, cominciarono a aiutarlo finanziariamente – un aiuto che si protrasse fino alla seconda guerra mondiale. Come la fama di Del Rosso iniziava a spargersi, egli cominciò a viaggiare attraverso l'Europa del Nord come predicatore in una campagna di risveglio. Queste campagne comportavano due o tre culti al giorno e duravano una o due settimane. Le riunioni erano interamente evangeliche con invito alla gente di venire all'altare per cercare la salvezza, la santificazione e la guarigione. In circa sette anni di questo ministerio, Del Rosso disse di aver visto migliaia di persone che venivano a pregare all'altare.

Nel modo in cui li descrisse a degli amici, sembrava fosse già un vero Nazareno perché, parlando del numero di coloro che andavano all'altare, egli disse “qualcuno fra di loro per la prima volta.” I suoi viaggi di predicatore lo portarono nelle maggiori città della Svizzera, nonché a Parigi, a Londra, a Bristol in Inghilterra e in Gallia. Parlò nei paesi scandinavi di Danimarca, Norvegia e Svezia. Le sue prediche erano fatte in quattro lingue: l'inglese, l'italiano, il francese e il tedesco. Non predicava servendosi di un interprete come molti evangelisti americani di oggi. I suoi messaggi consistevano in corti sermoni memorizzati e dati in lingue che Del Rosso non conosceva veramente. Erano delle vere prediche date in quelle quattro lingue. Durante quel periodo, tuttavia, Del Rosso dice: “La visione dell'opera di santità in Italia ardeva nel mio cuore.”

Stava anche diventando specializzato nella comunicazione interculturale che gli servirebbe il resto della sua vita. Del Rosso faceva la maggior parte dei suoi viaggi in treno. I ladri non erano rari durante i viaggi notturni nei treni europei. Così, Del Rosso divideva i suoi soldi, mettendoli in tasche diverse, dicendosi: “Ebbene, se mi vogliono rubare, li lascerò prendere tutto ciò che sta in questa tasca, ma almeno mi resteranno tre o quattro tasche per me.” Malgrado non fosse più un giovanotto (aveva la quarantina), Del Rosso era sempre in movimento, anche quando tornava in Italia. Lo si trovava spesso a tenere un culto a casa di Pio Boccini a Roma o nella cappella privata della famiglia Padeletti a Montalcino. Officiò il matrimonio dei Lagomarsino in quella cappella di Montalcino e nel 1935 quella giovane coppia traslocò a Firenze dove sarebbero stati pronti, nel dopo guerra, a aiutare Del Rosso a lanciare la Chiesa del Nazareno in Italia. A volte, i parenti di quest'uomo apparentemente instancabile restavano di stucco. Meravigliato, suo nipote diceva di lui: “Vive come se ci fosse qualcuno accanto a lui per sostenerlo.” Sua moglie, che doveva fare tutto da sola a casa, aveva delle affermazioni un po' più terra a terra il giorno che gli disse esasperata “Tutto quel che sai fare è predicare!” Durante quel periodo, Del Rosso si mise in contatto con l'Esercito della Salvezza italiano. Questo aveva cominciato la sua opera in Italia nel 1880, poco dopo la sua creazione in Inghilterra. Poiché Del Rosso era stato molto influenzato dai libri dei salutisti e Booth, stava considerando la possibilità di mettersi con loro. Però l'incaricato dell'opera italiana disse che ciò sarebbe stato possibile solo se Del Rosso lasciava la sua famiglia a Civitavecchia e si recava in Inghilterra per seguire dei corsi di addestramento come ufficiale. Essendo già diplomato della scuola biblica Valdese, avendo soddisfatto ai requisiti di ordinazione dei Battisti ed essendo stato pastore della Chiesa battista per otto anni, avendo aiutato la Chiesa apostolica a stabilirsi e poi lavorato come un evangelizzatore indipendente, Del Rosso non pensò che questo particolare sacrificio fosse necessario per riempire la sua missione. Tutto ciò che precede, più la struttura amministrativa quasi militare dell'Esercito della Salvezza e quel che gli veniva offerto come salario per mantenere cinque figli, fecero sì ch'egli rimase indipendente.

Le nuvole della guerra avevano cominciato ad oscurare l'Europa nell'ottobre del 1935 con l'invasione dell'Etiopia da Mussolini, un invasione appoggiata dalla sua nuova alleata, la Chiesa cattolica romana. L'anno dopo, Mussolini inviò le truppe italiane a combattere al fianco del generale Franco nella guerra civile spagnola.

Durante il Venerdì Santo del 1939, arrabbiato contro Hitler che non lo aveva prevenuto dell'invasione tedesca della Cecoslovacchia, Mussolini investì l'Albania. Allarmati dalle azioni espansionistiche dei due dittatori europei, il presidente americano Franklin Roosevelt fece direttamente appello ad entrambi. Mussolini gli rispose che "un popolo virile ha diritto di comandare." Il primo settembre, Hitler attaccò la Pologna e la Seconda guerra mondiale cominciò. All'inizio, l'Italia dichiarò di non participare alla guerra iniziata dai nazisti. Però, nel 1940 Mussolini ebbe paura che se restava al di fuori e se non si metteva dalla parte dei Tedeschi, non avrebbe avuto poi diritto alla sua parte del bottino di guerra. Egli disse al suo consiglio fascista che la guerra in Europa sarebbe finita in un anno e che aveva bisogno di qualche migliaia di morti per aver diritto a un posto alla tavola della pace quale uno dei belligeranti. Mussolini provava pure un odio speciale per l'Inghilterra assieme ai punti che, egli pensava, l'Italia doveva regolare con la Francia. Vedendo qui l'occasione di pareggiare con questi due paesi, nel mese di giugno del 1940, Mussolini dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra in un annuncio pubblico dal balcone di Palazzo Venezia a Roma. Mussolini si era sbagliato perché a settembre dell'anno dopo, nessuna tavola della pace era in vista. Le forze armate di Mussolini stavano recandosi in Africa del Nord. E non c'era nessuna parte di torta per gli Italiani.

Quando l'Italia si mobilizzò per quella che sembrava una rapida vittoria quasi indolore, il partito fascista propose al capitano Del Rosso, riservista da quasi mezzo secolo, d'indossare l'uniforme delle camicie nere fasciste. Del Rosso declinò, preferendo invece aspettare di arruolarsi con l'esercito regolare, ciò che si realizzò nel 1941. A Del Rosso fu dato il comando di una compagnia di soldati ai quali incombeva la responsabilità di sorvegliare la costa della Calabria (la punta meridionale dello Stivale italiano). Quale ufficiale, Del Rosso era un precursore del suo tempo nel modo di trattare i suoi uomini. Egli li considerava come degli esseri umani e non come delle macchine … ed agiva così nell'esercito di un dittatore! L'abilità di Del Rosso a trattare con i suoi soldati non passò inosservata e dopo poco tempo egli fu promosso maggiore. Assieme alla promozione, gli fu dato un corto congedo per tornare a casa e visitare la famiglia. Oltre a rivedere moglie e figli a Civitavecchia, egli prese il tempo di andare a Empoli, presso Firenze, per visitare suo fratello e la sua famiglia. Suo nipote Raffaello venne ad accoglierlo alla stazione. Mentre stavano uscendo dalla stazione, Del Rosso e suo nipote passarono accanto al Commissario di polizia fascista locale. Visto che Del Rosso indossava l'uniforme di un alto rango dell'esercito, il commissario lo salutò, ma con un'espressione piuttosto stupita. Quella sera, il commissario di polizia mandò a chiamare Raffaello e, quando questi arrivò nel suo ufficio, gli domandò: “Chi era quell'ufficiale che ti accompagnava alla stazione?” Raffaello gli rispose: “Era mio zio, Alfredo Del Rosso.” Il commissario allora borbottò: “Oh, no! Sono stato io a fargli chiudere la sua chiesa evangelica a Civitavecchia qualche anno fà.” Temendo che Del Rosso potesse usare il suo alto rango militare per vendicarsi di lui, il commissario di polizia inviò a Del Rosso un messaggio domandandogli se poteva trovare un po' di tempo per andarlo a trovare.

Quando Del Rosso si recò al suo ufficio, il commissario si scusò con parole velate per il modo in cui egli ed il suo gruppo di fedeli erano stati trattati qualche anno prima. Ciò che il commissario non sapeva era che non avrebbe dovuto prendersela affatto. Infatti, Del Rosso non se lo ricordava per niente.

Le forze imperiali giapponesi attaccarono il territorio americano di Pearl Harbour il 7 dicembre 1941. Gli Americani dichiararono la guerra al Giappone. Quattro giorni dopo, l'Italia e la Germania emisero assieme una dichiarazione di guerra contro gli Stati Uniti, un'azione che avrebbe portato dei giovani nazareni nei dintorni di Firenze e nella residenza temporanea della famiglia Del Rosso. Con l'entrata in guerra delle forze americane, il sogno di Mussolini di un nuovo impero romano cominciò ad andare a monte. Sotto la direzione del generale Dwight Eisenhower, la Ottava armata inglese e la Settima armata americana invasero la Sicilia nel luglio del 1943. A causa delle pressioni esercitate in maggio dagli arresi italiani in Africa del Nord, l'invasione della Sicilia all'inizio di luglio eppoi le incursioni aeree alleate su Roma stessa il 19 luglio, il re d'Italia obbligò Mussolini a dimissionare. Questi fu arrestato il 25 luglio 1943, e tre giorni dopo il partito fascista fu dissolto.

Quasi contemporaneamente, Del Rosso contrasse la malaria in Calabria e ricevette un permesso di convalescenza. Durante il suo viaggio di ritorno a casa, egli si preoccupava per la sua famiglia. Aveva udito che i bombardamenti degli Alleati erano già cominciati a Civitavecchia per distruggere il porto e la ferrovia. Quando arrivò, la sua casa era ancora intatta, ma la sua famiglia non c'era. Si recò allora a Firenze dalla famiglia di sua moglie per domandar loro se ne sapessero qualcosa. Suo figlio Paolo era nell'esercito. Trovò moglie e figli a casa di sua cognata, che si trovava nella stessa via della Chiesa battista a Firenze.

Il 3 settembre, le forze alleate attraversarono lo stretto di Messina ed approdarono in Italia. Ciò che restava dell'esercito italiano cominciò a crollare. Il 5 settembre, il governo provvisorio italiano firmò un armistizio con gli alleati. Il giorno dopo, la 5a armata americana diretta dal generale Mark Clark sbarcò a Salerno, al sud di Napoli. Fra gli invasori, c'era un giovane esperto delle comunicazioni chiamato Bob Shultz, un credente rinato il cui destino incrocerebbe un anno dopo quello di Del Rosso, quando il suo battaglione stava combattendo verso il Nord dell'Italia.

Rendendosi conto che il loro perimetro di difesa nella loro fortezza dell'Europa meridionale si stava rompendo, i nazzisti inviarono truppe di rinforzo al Sud per affrontare le forze alleate. Nel periodo di qualche giorno, i Tedeschi si erano trasformati da alleati degli Italiani in forze nemiche di occupazione. L'invasione dell'Italia dall'esercito tedesco impedì per un anno agli alleati di arrivare a Firenze. Qualche battaglione dell'esercito italiano si mise dalla parte dei nazisti (incluso quello di Paolo, il figlio di Del Rosso). Le forze italiane che si trovavano nelle zone liberate dagli alleati si sbandarono e i soldati tornarono a casa loro. I battaglioni italiani ancora nei territori occupati dai Tedeschi, che non si unirono volontariamente ai nazzisti, furono spesso inviati a lavorare nelle officine di munizioni in Germania.

Del Rosso si trovò in questa terza categoria di battaglioni in territorio occupato dai Tedeschi. A causa delle sue conoscenze linguistiche, Del Rosso fu presto scelto dai nazzisti come interprete. La sua famiglia temeva che fosse mandato in Germania. E non passò molto tempo ch'egli stesso avesse gli stessi timori. Così, un giorno che si trovava in un treno, si tolse semplicemente l'uniforme, indossò abiti civili.e sgattolaiò a Firenze per vivere in seno alla sua famiglia. Finché i Tedeschi occuparono la regione, egli si trovò in grande pericolo. È per questo che la presenza di Alredo Del Rosso a Firenze rimase segreta. Ed infatti, poco dopo la liberazione di Firenze nell'agosto del 1944, Raffaello venne da Empoli a Firenze per consolare la famiglia della perdita di Del Rosso. Quale non fu la sua sorpresa quando lo incontrò in persona a Firenze. “Il Signore non mi ha dimenticato” disse esultando Alfredo a suo nipote che non credeva ai suoi occhi. La notizia arrivò a Del Rosso da Civitavecchia che durante i combattimenti in quella città, la loro casa era stata occupata e che tutto era stato rubato. Per colmo, quando l'infanteria americana era arrivata a Civitavecchia, aveva utilizzato i libri della biblioteca di Del Rosso per alimentare fuochi di campo. La distruzione della loro casa fu un colpo duro per Niny che ne era stata così fiera. Nel corso del tempo, essa l'aveva arredata con gusto. Ora, aveva perso tutto. Però, Niny prese la cosa con filosofia, facendo sue le parole di Giobbe per spiegare la situazione alle sue figlie adolescenti: “Il Signore ha dato ed il Signore ha ripreso, che il nome del Signore sia lodato.” (Giobbe 1.21)

In fin dei conti, questa perdita aveva il suo buon lato perché i Del Rosso non ebbero più bisogno di ritornare a Civitavecchia dopo che la battaglia passò da Firenze. Nella primavera del 1944, la famiglia Del Rosso lasciò la casa della sorella di Niny per andare a stabilirsi nelle montagne vicino a Pistoia al Nord-Ovest di Firenze. Poco tempo dopo, i loro vecchi amici Coppini offrirono loro di andare a vivere in una casa che possedevano a Firenze sulla riva sud dell'Arno. Così, i Del Rosso vi si trasferirono, nonostante il fatto che sarebbero stati forzati ancora di partire quando la battaglia raggiunse Firenze in agosto. Durante il mese in cui durarono gli scontri fra Tedeschi e forze alleate a Firenze, la famiglia Del Rosso visse in una casetta in campagna. Nei lunghi mesi della lenta ritirata tedesca dalla Penisola, nel corso dei fitti bombardamenti di Civitavecchia dagli alleati, e durante i combattimenti serrati al centro e nei dintorni di Firenze, solo un membro della famiglia Del Rosso fu ferito. Poco prima che i Del Rosso andassero a rifugiarsi in quella casetta in campagna nel mese di agosto, Noemi restò ferita da una granata che era esplosa nel loro giardino dietro casa.

Fino a quando i combattimenti non raggiunsero Firenze, la città storica era stata listata come “aperta” o “bianca” dal comando supremo nazzista. Dopo, quando gli affronti raggiunsero la zona, i Tedeschi decisero di fare un fronte di resistenza contro l'ottava armata inglese proprio nel centro di Firenze. Avrebbero utilizzato il fiume Arno come la loro maggiore linea di difesa. Malgrado la supplica dei cittadini più influenti e l'intervento del console svizzero, il 4 agosto 1944, gli esperti balistici tedeschi devastarono il centro della città. Di tutti i ponti storici sull'Arno, solo il Ponte Vecchio fu risparmiato e le vie che vi menavano furono ridotte in poltiglia su un raggio di 200 metri (yards). La centrale elettrica, le canalizzazioni e i sistemi di comunicazione furono distrutti, malgrado i tentativi dei partigiani italiani di prevenire i danni delle maggiori infrastrutture. Gli alleati rifiutarono di essere trascinati in forti scontri all'interno di Firenze. La loro strategia di incerchiamento della città, con l'aiuto dei combattenti partigiani in seno alla città, provocarono la ritirata dei Tedeschi. Nelle ore che seguirono la liberazione della città e prima che il comando alleato avesse il tempo di attraversare il fiume per prendere la situazione in mano, gli Italiani che avevano collaborato apertamente con i Tedeschi furono giustiziati in piazza dai partigiani. Siccome Del Rosso aveva lavorato come interprete con i Tedeschi, si temette che potesse essere denunciato come “traditore”. Tuttavia, non lo fu.

In tre settimane di scontri mlitari a Firenze, erano stati uccisi 90 mila animali di allevamento, distrutti 150 mila ulivi, decimati 2 milioni di viti da vino e 50 mila alberi da frutta nella zona. Così, per necessità, le autorità militari occupanti fecero subire alla popolazione un razionamento molto severo. Un giorno, Del Rosso stava attraversando un ponte di fortuna che i militari avevano eretto sull'Arno. Mentre camminava, cominciò a discutere con un vecchietto che faceva la stessa strada. Il povero uomo cominciò a lamentarsi sulle minuscole razioni di pane che gli erano date. Mentre lo ascoltava, Del Rosso gli si avvicinò e gli mise in tasca parte della sua propria razione di pane. Poi gli disse: “Sa, il Signore prende cura di Lei. Perché non si guarda in tasca? Il Signore Le ha dato qualcosa in più.” E così dicendo allungò il passo, lasciando il vecchietto a bocca aperta.

Questo modo immediato e gioioso di condividere il poco ch'essi avevano divenne il segno distintivo della famiglia Del Rosso durante il periodo di lento ricupero dalla devastazione della guerra. Cosa si può dire della stessa famiglia Del Rosso? Come mangiavano? Ebbene, la multiplicazione dei pani non è un nuovo problema per il Signore. Basta ricordarsi la storia dei pani e dei pesci. Dopo che i Tedeschi si ritirarono dalla zona di Firenze, Noemi cominciò a lavorare in un centro di primo soccorso stabilito dall'Esercito della Salvezza per occuparsi della gente ferita dall'esposione di granate. Là, Alfredo scoprì che l'Esercito della Salvezza aveva cominciato a tenere delle riunioni all'aperto. Del Rosso si presentò ad alcune di quelle riunioni e vi incontrò un signore inglese che era incaricato di riorganizzare il lavoro dell'Esercito della Salvezza a Firenze. Poiché Alfredo conosceva molto bene la città, si portò volontario per aiutare quell'uomo a ricontattare le famiglie che avevano fatto parte del ministerio dell'Esercito della Salvezza prima della guerra.

Più tardi Del Rosso, ricordandosi di quell'incontro, disse, “Il Signore guidava i miei passi verso la mia introduzione in seno alla Chiesa del Nazareno. Questa mia introduzione marcherebbe l'inizio dell'opera di santificazione nella città di Firenze e della missione della Chiesa del Nazareno in Italia.” Poiché Firenze era stata scelta come una zona di riposo e di recreazione per i soldati alleati, l'Esercito della Salvezza decise di aprirvi una mensa. Le autorità militari offrirono loro di utilizzare un edificio, che sarebbe poi diventato la sede dell'ufficio postale centrale di Firenze.

 I capi dell'Esercito della Salvezza furono impressionati da quell'evangelista poliglotta che era Del Rosso. Gli domandarono di diventare il gerente di questa mensa. Egli accettò e ben presto tutta la famiglia participò alle diverse attività – il padre, la madre e le quattro figlie adolescenti (il figlio Paolo fu tenuto prigioniero per un certo tempo in un campo di concentramento). Guardando indietro allo svolgimento degli eventi, sembra perfettamente chiaro che la mano del Signore stava guidando la vita dei Del Rosso nei minimi dettagli. Anni dopo, quando egli consegnò per scritto queste esperienze, egli disse : “ In quella mensa, ebbi l'occasione di conoscere dei cristiani anglofoni, che presto parlarono di me e della mia famiglia a dei colleghi dell'esercito americano. Erano cristiani anche loro e stavano cercando una casa cristiana per incontrarvisi la sera nelle ore dopo il servizio.”

Sarà durante quegli incontri a casa sua che Del Rosso avrà la gioia inattesa di udire delle testimonianze di giovani americani che dicevano di essere stati salvati e santificati interamente. . . . [ continua a leggere ]


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Prossimo capitolo - I Nazareni hanno approdato ed hanno la situazione in mano

Prossimo capitoloDei giovani veramente speciali arrivano a casa di Del Rosso ed il corso dell'esistenza di questo predicatore di 55 anni fu in qualche modo cambiato. Del Rosso racconta ciò che avvenne. “Una sera, fra i militari che testimoniavano la loro fede, ci fu una testimonianza brillante da parte di un giovane soldato americano dello Stato dell'Indiana. Egli parlò della sua esperienza della salvezza e della santificazione con una tale convinzione." . . . [ leggi oltre ]

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